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INFIBULAZIONE
da Wikipedia

L'infibulazione, dal latino fibula, spilla, è una mutilazione genitale femminile.
Non ha alcuna base religiosa ma solo culturale e viene praticata indipendentemente dalla religione in molte società tribali dell'Africa, del sud della penisola araba e del sud-est asiatico.
Sotto il nome generico di infibulazione, vengono spesso raccolte tutte le mutilazioni a carico dei genitali femminili, praticate in 28 paesi dell'Africa sub-sahariana, per motivi non terapeutici,che ledono fortemente la salute psichica e fisica delle bambine e donne che ne sono sottoposte. L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha distinto le mutilazioni in 4 tipi differenti a seconda della gravità per il soggetto:

Circoncisione o infibulazione as sunnah: si limita alla scrittura della punta del clitoride con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche

Escissione al uasat: asportazione del clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra

Infibulazione o circoncisione faraonica o sudanese: asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra con Cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale.

Nel quarto tipo sono inclusi una serie di interventi di varia natura sui genitali femminili.
Queste pratiche sono eseguite in età differenti a seconda della tradizione: per esempio nel sud della Nigeria si praticano sulle neonate, in Uganda sulle adolescenti, in Somalia sulle bambine.
Ovviamente, mentre la prima è puramente simbolica e non comporta quasi nessuna conseguenza, le altre e soprattutto la terza ledono gravamente sia la vita sessuale sia la salute delle donne, ed è contro quest'ultima che si adoperano i movimenti per l'emancipazione femminile, soprattutto in Africa.
Nel cristianesimo le mutilazioni, anche quelle autoinflitte, sono considerate un peccato contro la santità del corpo e sono quindi proibite. Le origini delle mutilazioni sessuali femminili sono legate a tradizioni dell'antico Egitto (da qui il nome di infibulazione faraonica). L'infibulazione e l'escissione del clitoride non sono menzionate dal Corano. Alcuni islamici sostengono invece che tale pratica sia prescritta in alcune ahadith del profeta Maometto, che disse ad un'operatrice che stava per praticare l'intervento ad una bambina, "taglia ma non distruggere", ma non c'è prova di ciò perché l'infibulazione ha origini molto più antiche.
Il padre del Kenya moderno, Yomo Keniatta, difese l'infibulazione come una pratica culturale importante.
Il presidente Thomas Sankara mise al bando con una legge nel 1985 l'escissione e l'infibulazione in Burkina Faso.

Effetti dell'infibulazione:
I rapporti sessuali, attraverso questa pratica, vengono impossibilitati fino alla defibulazione (cioè alla scucitura della vulva), che in queste culture, viene effettuata direttamente dallo sposo prima della consumazione del matrimonio.
L'allargamento fatto per la consumazione del matrimonio non è sufficiente per permettere il parto. Perciò, in quel momento, l'infibulazione deve essere ancora allargata.
Dopo ogni parto viene effettuata una nuova infibulazione per ripristinare la situazione prematrimoniale.
La pratica dell'infibulazione faraonica ha lo scopo di conservare e di indicare la verginità al futuro sposo e di rendere la donna una specie di oggetto sessuale incapace di provare piacere nel sesso.
Le conseguenze per la donna sono tragiche, in quanto perde gran parte del piacere sessuale a causa della rimozione del clitoride e i rapporti diventano dolorosi e difficoltosi, spesso insorgono cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali.

Tutela penale della donna:
Con la legge 9 gennaio 2006, n. 7 il Parlamento italiano ha provveduto a tutelare la donna dalle pratiche di mutilazione genitale femminile. Al codice penale è aggiunto l'art. 583 bis che punisce con la reclusione da quattro a dodici anni chi, senza esigenze terapeutiche, cagiona una mutilazione degli organi genitali femminili. Per mutilazione il legislatore intende, oltre alla infibulazione, anche la clitoridectomia, la escissione o comunque (norma di chiusura) qualsiasi pratica che cagioni effetti dello stesso tipo.
L'esercente la professione sanitaria resosi colpevole del fatto sottostà altresì alla pena accessoria l'interdizione dall'esercizio della professione da tre a dieci anni.




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L'Italia è purtroppo il primo paese in Europa per il numero di donne infibulate (circa 40 mila donne immigrate hanno subito una mutilazione genitale).
Evidentemente la sola legge non è sufficiente ad eliminare le infibulazioni clandestine che sono effettuate in condizioni di assoluta mancanza di igiene.
E' necessaria una campagna culturale che consenta ai cittadini extracomunitari di acquisire la consapevolezza dei danni che queste pratiche comportano a livello fisico e psicologico.
Ricordo anche che le donne non infibulate vengono ritenute impure, scartate dalla società e delle volte uccise.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno sarebbero circa due milioni le ragazze e bambine costrette a subirne le pesanti conseguenze, mentre si stima a 135 milioni il numero totale di donne e bambine mutilate nel mondo.
Le MGF rappresentano un'esplicita violazione dei diritti umani delle donne, così come sono stati formulati nei vari trattati internazionali, cui gli Stati responsabili sono chiamati ad adeguare le loro legislazioni interne.
Un recente rapporto di Amnesty International sulle MGF in quattro paesi africani (Benin, Gambia, Ghana e Senegal) ha evidenziato la difficoltà di intervento su una realtà complessa, in cui diverse dimensioni sociali si sovrappongono: una strenua resistenza alla loro abolizione proviene, infatti, dalle numerose donne specializzate nel praticare l'operazione, per le quali le MGF rappresentano una sicura e cospicua fonte di reddito oltreché il riconoscimento di un apprezzato status sociale, in contesti in cui la maggioranza delle donne è normalmente condannata alla povertà e all'esclusione.




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§- Testimonianza di una bambina escissa

(Tratto dal libro La Schiava Bambina di Diaryatou)

libro La Schiava Bambina di Diaryatou

Sono seduta con la Nonna, battiamo il riso insieme. Ripenso alla giornata di ieri, è stata bella:
non abbiamo lavorato e ho potuto giocare a nascondino con le mie amiche.
In quel momento, una donna che non avevo mai visto si presente alla nostra capanna.
Ha tutta l'aria di essere una strega, ma non per questo la Nonna sembra sorpresa o spaventata.
A me basta vederla, con i suoi coltelli, che la paura mi prende alla pancia. Mi sento tutta strana.
La Nonna e la donna si allontanano. Io continuo a battere il riso per conto mio.
Poco dopo tornano verso di me e la Nonna mi dice:«Ora riaccompagniamo questa signora al suo villaggio. Vieni».
Me lo dice in un tono strano. Capisco che non ho scelta e mi alzo per seguirle.
Camminiamo tutte e tre verso la savana, parlando appena.
A mano a mano che avanziamo, la vegetazione diventa più fitta, più selvaggia. Loro si fermano.
Lì intorno ci sono talmente tanti alberi che non riesco nemmeno a vedere il cielo.
Dobbiamo essere ancora molto lontani dal villaggio della donna. Poi la forestiera mi guarda e mi dice:
«Bisogna farti l'escissione». Io non conosco quel termine, allora la Nonna me lo spiega:
«Bisogna farti l'escissione perché si fa a tutte le bambine.
Tua madre mi chiede sempre perché non sei ancora stata escissa, perciò adesso dobbiamo farla. È obbligatoria».
È un tono di voce che non ammette replica. Non mi aveva mai parlato in quel modo.
Non ho ancora capito che cosa vuol dire "escissione";, ma so che stanno per farmela. Non mi muovo più.
La signora posa i coltelli per terra. Poi, insieme, mi tolgono il pagne rosso. La Nonna discosta lo sguardo ma resta vicino a me,
allora mi lascio fare. Non mi dibatto. La donna mi fa sdraiare per terra e mi copre il viso di foglie fresche.
In quel momento la Nonna si allontana e io non ho più la forza di alzarmi.
Non vedo più niente. È tutto offuscato. Ho paura.
Senza dire una parola, la donna si china su di me. Con una mano mi tiene ferma la pancia, con l'altra so che impugna
un coltello nero. Sento la lama che mi taglia. Caccio delle urla. Sento il sangue che cola. Mi brucia terribilmente.
Resto lì per terra e piango. Non capisco. Mi chiedo che cosa mi abbia tolto questa donna e perché. Non lo so, non so niente.
La Nonna torna da noi e mi rimette il pagne rosso. Mi accorgo che è fiera di me. «Adesso sei una signorina» dice.
Ma io ho l'impressione che quella donna mi abbia rubato qualcosa. E mi brucia.
La Nonna mi sostiene per camminare lungo tutta la via del ritorno. A casa, ci aspettano le donne del villaggio.
Si congratulano con me. La Nonna mi guarda e mi dice: «Vedi, tutti sono contenti perché sei diventata signorina!
Oggi sei stata escissa. Anche tua madre sarà molto felice».
Soffro ancora e non rispondo nulla, ma le sue parole mi rassicurano un pò.
Mi corico e non mi alzo più per tre settimane. Tre settimane senza muovermi, parlare o giocare. È molto dura.
Devo pulirmi il corpo con acqua calda varie volte al giorno. La Nonna mi aiuta, ma ha da fare anche tutto il resto:
il lavoro nei campi e gli animali da accudire.
Quando, alla fine, mi sento abbastanza forte per uscire, tutte le donne del villaggio organizzano una festa in mio onore.
Quella sera, in via eccezionale, mangiamo la carne insieme al riso con la salsa; non la mangiavo da un anno.
Dopo il pasto, comincia la festa.
Intorno al fuoco, ci sono solo donne, gli uomini non hanno il diritto di partecipare ai festeggiamenti.
Cantiamo e battiamo le mani seguendo il tempo.
La Nonna scrive a mia madre per annunciarle che è andato tutto bene: sono stata escissa, dunque può essere contenta.




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Le immagini inserite nella pagina linkata qui sotto sono molto crude
pertanto se siete impressionabili non vi consiglio di visionarle

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