Ricevo queste email in quanto in contatto con la Campagna Nazionale" GIU' LE MANI DAI BAMBINI" ritengo opportuno come richiesto da loro di divulgare i comunicati perchè è davvero importante riuscire a frenare questo avvelenamento sui bambini.
Grazie se volete dare divulgazione anche voi.
Teneresse





28/09/09 AGENZIA DEL FARMACO: IL RITALIN PUO’ FAR MALE, MA DEVE RESTARE IN COMMERCIO
COMUNICATO STAMPA DEL 28/09/09 AGENZIA DEL FARMACO: IL RITALIN PUO’ FAR MALE, MA DEVE RESTARE IN COMMERCIO
L’Agenzia Europea del Farmaco (EMEA) termina la revisione sul Ritalin®: “aritmie, possibili arresti cardiaci, ischemie cerebrali, psicosi e forme maniacali, alterazioni del pensiero e paranoie, tossicità per la crescita”. (Poma, Giù le Mani dai Bambini®): “Dopo aver trovato conferma a tutti i rischi potenziali di questo psicofarmaco sui bimbi, l’EMEA conclude che comunque va mantenuto in commercio. L’Agenzia del Farmaco non dipende dalla Direzione Sanità dell’U.E., ma dalla Direzione Industria: questa report ne è una prova lampante, invece di difendere gli interessi dei bimbi difendono gli interessi dei produttori”
Il 22 giugno 2007 la Commissione Europea aveva chi esto l’avvio di una procedura di deferimento al CHMP (Comitato per i Medicinali ad uso Umano dell’EMEA) per tutti i medicinali contenenti metilfenidato, il principio attivo del Ritalin®, il contestato psicofarmaco a base di metanfetamina che anche in Italia viene somministrato a bimbi troppo agitati e distratti. La Commissione aveva ritenuto infatti che andassero valutati al cuni dubbi sulla sicurezza, comprendenti disordini cardiovascolari e cerebrovascolari, potenzialmente associati al trattamento con questi psicofarmaci. Nel suo report finale, l’EMEA ha presentato le sue conclusioni. In sintesi: “L’analisi dei dati (…) mostra effetti del metilfenidato (…) costituiti perlopiù da aritmie cardiache (compresa tachicardia), ipertensione, arresto cardiaco, ischemia, con qualche segnalazione di morte improvvisa (…) E’ parere del CHMP/EMEA che, dal riesame dei dati emergano prove sufficienti per sospettare l’esistenza di una relazione di causa-effetto tra uso di metilfenidato e tali reazioni, e sono emerse prove precliniche di un effetto diretto del metilfenidato sulla struttura dei tessuti cardiaci. Le revisioni condotte sulla letteratura scientifica pubblicata e sui dati epidemiologici sono pervenute alla stessa conclusione (…) ed è stato riconosciuto che esiste un rischio potenziale (…). E’ emerso che le segnalazioni di eventi cerebrovascolari riguardavano principalmente: accidente cerebrovascolare, ictus, infarto cerebrale e ischemia cerebrale (…), occlusione arteriosa cerebral e ed occlusione dell’emisfero cerebrale destro. I dati presentati suggerivano che gli eventi si fossero verificati entro le dosi raccomandate (normale dosaggio terapeutico, ndr). Gli eventi avversi a livello psichiatrico correlati al metilfenidato e segnalati negli studi clinici comprendevano aggressività, comportamento violento, psicosi, forme maniacali, irritabilità e suicidarietà, quelli emersi più frequentemente nelle segnalazioni spontanee erano comportamento anormale, alterazione del pensiero, rabbia, ostilità, aggressività, agitazione, tic, irritabilità, ansia, pianto, depressione, sonnolenza, ADHD aggravata, iperattività psicomotoria, disordine emotivo, nervosismo, disordine psicotico, variazioni dell’umore, pensieri morbosi, disturbo ossessivocompulsivo, cambiamento/disturbo della personalità, irrequietezza, stato confusionale, allucinazioni, letargia, paranoia e suicidarietà. Il riesame dei dati pre-clinici indica che il metilfenidato causa mutazioni comportamentali (…) consistenti principalmente in iperattività e comportamento stereotipato. Negli studi pre-clinici sono emerse alcune prove di un effetto del metilfenidato su alcuni parametri della crescita, sulla maturazione sessuale e sugli ormoni collegati (…) nonché potenziale tossicità per lo sviluppo (…)”. Infine, conclude l’EMEA, in base ai dati presentati “sono stati individuati i rischi significativi derivanti da un uso off-label, da un uso improprio o dalla diversione del medicinale”. Pur considerando assieme tutti questi elementi, il CHMP/EMEA ha comunque concluso che “il rapporto rischi/benefici dei prodotti contenenti metilfenidato per il trattamento dei bambini dai 6 anni di età in su è favorevole”, ed ha raccomandato “il mantenimento dell’autorizzazione all’immissione in commercio, modificando però il riassunto delle caratteristiche del prodotto e del foglio illustrativo conformemente a quanto emerso dalla rivalutazione”. Commenta la notizia Luca Poma, giornalista e portavoce di “Giù le Mani dai Bambini®”, il più rappresentativo Comitato per la farmacovigilanza pediatri ca nel nostro paese (www.giulemanidaibambini.org), che riunisce Università, ASL, Ordini dei medici ed associ azioni di promozione sociale: “Delle due l’una: o l’EMEA non riconosceva i rischi del metilfenidato, o se li riconosceva – e li ha riconosciuti chiaramente – avrebbe dovuto bloccarne la commer cializzazione o comunque assumere determinazioni ben più drastiche che non delle semplici modifiche al foglio illustrativo. Questa vicenda ci chiarisce una volta di più, se mai fosse necessario, chi mira a tutelare l’Agenzia Europea del Farmaco, che dipende stranamente dalla Direzione Industria e non dalla Direzione Sanità e che è continuamente bersaglio delle potenti lobby farmaceutiche: in questo caso tutela le aziende ed i loro interessi finanziari, non certamente i piccoli pazienti”. Il Ritalin®, prodotto dalla multinazionale Novartis® in questi anni è stato un vero e proprio “blockbuster”: un basso costo per confezione ha permesso la Sua diffusione massiccia nel mondo, con oltre 20 milioni di prescri zioni all’anno per sedare comportamenti “difficili” di bambini ed adolescenti e per migliorarne le performance scolastiche.

Per media relations: 337/415305 – portavoce@giulemanidaibambini.org

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18/06/09 NEWS DAGLI USA: MORTE IMPROVVISA DI BAMBINI, C’E’ CORRELAZIONE CON IL RITALIN®…?
Cari amici e sostenitori, in virtù dell'alto interesse di questa notizia per la salute pubblica anche in Italia, vi preghiamo di darle la massima visibilità possibile.
COMUNICATO STAMPA DEL 18/06/09
MORTI IMPROVVISE DI BAMBINI IN USA PER PSICOFARMACI: C'E' CORRELAZIONE
Pubblicati i risultati di un nuovo studio in USA finanziato dalla FDA: c’è correlazione tra l’uso di psicofarmaci per i bambini iperattivi (usati anche in Italia) e morti “improvvise ed inspiegabili”. Poma (Giù le Mani dai Bambini): “Nulla di inspiegabile, questi psicofarmaci sono metanfetamine, ovvero droghe: quindi in caso di assunzione prolungata uccidono”. Bianchi di Castelbianco (psicoterapeuta dell’età evolutiva): “Questi bambini sono esposti a rischi di morte per curare una sindrome fantasma che probabilmente neppure esiste. Effetti avversi rari, solo 1 bimbo su 10.000? Non sono loro figli, perché allora ragionerebbero diversamente”
TORINO - La Food and Drug Administration (FDA) ed il National Institute of Mental Health hanno finanziato un nuovo studio sugli effetti avversi derivanti dalla somministrazione ai bambini degli psicofarmaci utilizzati per sedare l'iperattività. I risultati sono stati resi noti in questi giorni in America: la ricerca, coordinata da Madelyn Gould, Professore di epidemiologia e Psichiatria pediatrica alla Columbia University, ha analizzato 564 casi di decessi di minori trattati per l'ADHD nel decennio tra il 1985 e il 1996, e l'esito è quello di un possibile legame esistente tra l'assunzione di medicinali contro la Sindrome da Deficit dell'Attenzione e Iperattività (ADHD, ovvero bambini troppo agitati e distratti) ed il rischio di "morte improvvisa". “Gli eventi rilevati sono ancora da approfondire e comunque rari”, ha dichiarato il coordinatore della ricerca, “meno di un bambino ogni 10.000”, e peraltro attualmente la Food and Drug Administration (l’FDA, il massimo organismo di controllo sanitario in USA) non prevede di modificare le linee guida sull'impiego di questi prodotti, autorizzati all’uso anche in Italia. “Questo studio rileva una significativa associazione, o un segnale di correlazione, tra decessi improvvisi ed inspiegabili e l’assunzione di farmaci per l’ADHD - sottolineano gli autori della ricerca - in particolare per quanto riguarda la terapia a base di metilfenidato” (Ritalin® e prodotti simili). Ed aggiungono: “I risultati di questa ricerca invitano a puntare l'attenzione sui possibili rischi per bambini e adolescenti derivanti dall’assunzione di medicinali stimolanti”. L'invito degli specialisti ai genitori preoccupati è di discutere delle eventuali perplessità con il medico, evitando di sospendere di propria iniziativa la terapia ai loro figli, anche per evitare gli effetti avversi tipici della repentina interruzione dell'assunzione di queste droghe. Luca Poma - giornalista e portavoce di Giù le Mani dai Bambini®, il più rappresentativo comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica - ha dichiarato: “è l'ennesimo campanello d'allarme sui pericoli derivanti dall'assunzione di questi psicofarmaci in tenera età. È sconcertante poi l'ipocrisia: qui di ‘inspiegabile’ non c'è proprio nulla, questi bambini muoiono in diretta relazione con l'assunzione di queste metanfetamine, ma i poteri forti influenzano l'FDA in USA, che trae sostentamento finanziario dalle multinazionali farmaceutiche che dovrebbe controllare, ed anche l'Agenzia del Farmaco e l'Istituto Superiore di Sanità, che seguono le ‘mode’ prescrittive americane: questi enti che dovrebbero vegliare sulla sicurezza dei nostri figli fanno come gli struzzi e nascondono la testa sotto la sabbia. D'altra parte, se ci sono gravi complicazioni solo per 1 bambino ogni 10.000 non c'è mica da preoccuparsi, dicono loro, perchè mai applicare restrizioni più prudenti?" Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva, ha dichiarato al riguardo: “Il problema è che gli psicofarmaci hanno pregi e difetti, ma perché esporre a pericolo di morte dei bambini che non avrebbero alcun bisogno di esporsi a questo rischio? Questi farmaci sono proprio necessari, dato che molti mettono addirittura in dubbio l’esistenza stessa della sindrome ‘ADHD’, che è considerata sempre più una ‘sindrome fantasma’, una moda prescrittiva del XX° secolo com’era all’epoca l’isteria femminile?”

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16/04/09 DAGLI USA, CROLLA IL MITO DEGLI PSICOFARMACI PER BAMBINI
Cari amici e sostenitori, in allegato un comunicato importante riguardo il nuovo studio federale in USA anticipato dal Washington Post, che capovolge quanto sostenuto fino ad oggi: gli psicofarmaci ai bambini (somministrati anche in Italia) sono inutili sul medio-lungo periodo. Nel comunicato, numeri e dichiarazioni degli esperti con i primi commenti a caldo da oltreoceano. Grazie per la Vostra sensibilità nella divulgazione del messaggio alla cittadinanza.
COMUNICATO STAMPA DEL 16/04/2009
novità DAGLI USA, CROLLA IL MITO DEGLI PSICOFARMACI PER BAMBINI: INUTILI COME TERAPIA, UNICA “GARANZIA” SONO GLI EFFETTI COLLATERALI. 39,5 MILIONI DI PRESCRIZIONI SOLO NEL 2008, SI USANO ANCHE SUI BIMBI ITALIANI
Il Washington Post anticipa i risultati di un nuovo studio federale USA: gli psicofarmaci somministrati ai bambini iperattivi sono inutili nel medio termine, l’unica cosa che “garantiscono” sul lungo periodo sono gli effetti collaterali. Polemica tra accademici, William Pelham (Capo dello staff di ricercatori, della State University) accusa: “Precedenti ricercatori hanno sfruttato il loro prestigio accademico per mettere in imbarazzo tutti i colleghi che avevano dubbi sulle vecchie ricerche favorevoli agli psicofarmaci, e questo ha portato tutti gli addetti del settore ad operare per anni sulla base di convinzioni errate, facendo impennare le prescrizioni. Queste molecole sul medio-lungo periodo non valgono più di qualunque terapia non farmacologica”. Poma (Giù le Mani dai Bambini): “Ci sono i rischi, non ci sono i risultati: che gli specialisti smettano di fare – consapevolmente o meno - gli interessi delle multinazionali, ed inizino a fare gli interessi dei bambini”
Nuovi studi federali USA – anticipati in questi giorni su un articolo del Washington Post - infiammano il dibattito sull’efficacia a lungo termine degli psicofarmaci somministrati – anche in Italia - ai bambini agitati e distratti (cosiddetta “Sindrome Adhd”). L’accusa mossa ad alcuni team di ricercatori è di aver volutamente sminuito le prove della scarsa efficacia di tali farmaci oltre i 24 mesi di trattamento. Il nuovo studio ha inoltre indicato che un impiego a lungo termine di psicofarmaci può arrestare la crescita dei bambini: i dati più recenti a disposizione dipingono quindi un quadro ben più negativo da quello che si evinceva dai risultati di analoghi studi pubblicati nel 1999 e largamente pubblicizzati delle multinazionali del farmaco produttrici di questi contestati farmaci psicoattivi. Il coordinatore del gruppo di ricercatori, lo psicologo William Pelham della State University di New York, ha affermato che la più ovvia interpretazione dei nuovi dati è che i farmaci possono essere utili nel breve termine ma inefficaci nel lungo periodo, ed ha anche aggiunto che i suoi colleghi avevano ripetutamente cercato di distogliere l’attenzione dalle evidenze di queste risultanze: “La forza ed il prestigio accademico dei membri del primo gruppo di ricercatori – ha dichiarato Pelham al Washington Post - fu tale che chi intuiva dei dubbi sull’attendibilità dei risultati a disposizione veniva messo in così forte imbarazzo da non ritenere opportuno svelare al pubblico i propri dubbi e confutare i risultati del documento del 1999, e questo ha portato tutti gli addetti del settore ad operare per anni sulla base di convinzioni errate”. La prima analisi di questo genere, della durata di 14 mesi e pubblicata nel 1999, dimostrava infatti che i bimbi trattati con psicofarmaci reagivano meglio di quelli che avevano ricevuto solo terapie della parola o cure mediche di routine. Le case farmaceutiche distribuirono migliaia di copie di quell’articolo ad altrettanti medici, ed il numero di diagnosi di Adhd e le prescrizioni di psicofarmaci aumentarono vorticosamente. Ma nel mese di agosto 2007 i ricercatori presentarono i primi dati di follow-up (verifica a distanza di tempo, ndr) i quali non hanno mostrato differenze di comportamento fra bambini medicalizzati e non medicalizzati. Inoltre i bambini che hanno assunto psicofarmaci per 36 mesi presentano una statura di 2,5 cm e un peso di circa 2,7 kg inferiore alla media dei bambini che non hanno ricevuto cure farmacologiche. Pelham ha dichiarato al quotidiano USA che “la maggior parte dei genitori e medici ha recepito il messaggio che le ricerche indicassero la terapia farmacologica come efficace anche nel lungo periodo, e ciò ha generato ogni anno milioni di prescrizioni di psicofarmaci ai bambini, fino ai 39,5 milioni nel 2008 (fonte: IMS Health, ndr). I dati recenti hanno invece confermato che non ci sono - a lungo termine - differenze nel comportamento di bambini che hanno utilizzato farmaci rispetto a coloro che non li hanno mai assunti” (fonte: Journal of American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, ndr). Un collega del Prof. Pelham, James Swanson - Psicologo presso l'Università di California a Irvine ed anch’egli co-autore dello studio, ha citato una serie di pubblicazioni scientifiche che dimostrano che i farmaci perdono efficacia nel tempo e rallentano la crescita corporea. “Se vuoi un risultato domani, prescrivi uno psicofarmaco e lo otterrai, ma se vuoi intraprendere un percorso su tre anni, questi benefici immediati perdono d’importanza: se si prendono psicofarmaci per un periodo di almeno tre anni, non credo vi sia alcuna prova che il farmaco dia risultati migliori di terapie che non lo prevedono”. Luca Poma, giornalista e portavoce nazionale di “Giù le Mani dai Bambini”, il più rappresentativo comitato per la farmacovigilanza pediatrica in Italia, ha commentato: “Nell’intervista al noto quotidiano americano, il prof. Pelham ha giustamente osservato che milioni di famiglie nel mondo somministrano ogni giorno uno psicofarmaco al proprio figlio, ed hanno tutti i diritti di conoscerne i rischi e soprattutto hanno diritto di sapere che questi prodotti non garantiscono alcun tipo di risultato sul medio-lungo periodo, esponendo per contro al rischio di effetti collaterali che possono andare dalla riduzione della crescita all’infarto al miocardio, dall’induzione al suicidio al coma epatico. È ora che invece di inseguire le mode d’oltreoceano anche i nostri specialisti, in Italia, traggano le loro conclusioni: dobbiamo fare l’interesse dei bambini, non quello delle multinazionali”.

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26/03/09 RICERCA ESPAD/CNR: UN MINORENNE ITALIANO SU 10 USA PSICOFARMACI
Cari amici e sostenitori,a seguire e in allegato il comunicato stampa in cui si da notizia del preoccupante risultato di una ricerca del CNR sull'abuso di psicofarmaci fra i minori.
Con preghiera di diffusione.
COMUNICATO STAMPA DEL 26/03/09 RICERCA ESPAD/CNR: UN MINORENNE ITALIANO SU 10 USA PSICOFARMACI
Gli adolescenti italiani a rischio abuso: psicofarmaci per “sballare” o per migliorare le performance scolastiche. Enrico Malizia (Professore di Farmacologia “La Sapienza”): “situazione grave, il loro cervello non è ancora formato, il danno tossicologico al sistema nervoso centrale è certo, inoltre danno dipendenza”. Emilia Costa (Professore emerito di Psichiatria “La Sapienza”): “Questi giovani si sentono già anziani”. Luca Poma (Giù le Mani dai Bambini): “Da tempo monitoriamo la situazione in Italia, ma per l’Istituto Superiore di Sanità e per l’AIFA la situazione era sotto controllo: sbagliavano”

ROMA – Presentato il rapporto annuale Espad (European School Project on Alcool and Other Drugs), progetto europeo di indagini sull'uso di alcol, droga e sostanze psicoattive nelle scuole, curato per la parte italiana dall'Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa, che lancia l’allarme: 1 minorenne italiano su 10 utilizza impropriamente psicofarmaci senza alcuna prescrizione medica. La ricerca ha indagato nel dettaglio le abitudini dei minori tra i 15 e 16 anni in 35 paesi Europei. "I dati italiani di consumo di molecole psicoattive non sono allineati alla media europea, ma sono significativamente più alti”, ha spiegato all’agenzia stampa Apcom la ricercatrice del CNR Sabrina Molinaro, che da anni si occupa di queste tematiche. In questo ambito infatti la media europea è del 6%, di quattro punti percentuali più bassa rispetto a quella italiana che è del 10%. La tendenza generale mostra un ritorno verso i livelli massimi registrati a metà anni novanta: in particolare emerge che a fare uso degli psicofarmaci sono più le ragazze (13%) rispetto ai ragazzi (7%). La Molinaro spiega che le tipologie di farmaco che i ragazzi dichiarano di assumere sono soprattutto quelli per l’insonnia, quelli per regolare l'umore (antidepressivi) e quelli per l'iperattività (inclusi vari anfetaminici). L'8% degli studenti dice di averne fatto uso una volta negli ultimi dodici mesi, il 4% almeno una volta negli ultimi 30 giorni e ben l’1% dice di averne fatto uso almeno 20 volte nell'ultimo mese. I dati del rapporto del CNR confermano che l'uso di psicofarmaci tra i ragazzi è più frequente quando si è in presenza di un cattivo rapporto con genitori e insegnanti, oppure quando gli studenti hanno un rendimento scolastico insufficiente. Ma i ragazzi come si procurano le dosi di psicofarmaci? Probabilmente li trovano in casa, nell'armadietto dei medicinali di famiglia. Enrico Malizia, Professore di Farmacologia all’Università “La Sapienza” di Roma, ha confermato oggi pomeriggio in una trasmissione a Radio 1 RAI la potenziale gravità della situazione: “Il cervello di organismi in via di sviluppo, come può essere un 15enne, non è ancora formato: il danno tossicologico acuto sul sistema nervoso centrale è certo, inoltre questo tipo di molecole rischiano di dare dipendenza”. Emilia Costa, Professore Emerito di Psichiatria dell’Università “La Sapienza” di Roma e Primario di Psicofarmacologia, aggiunge: “Un dato sconvolgente, significa che il 10% dei nostri giovani ha problemi irrisolti e prova un senso di inadeguatezza nei confronti delle difficoltà della vita. Dobbiamo indagare nel profondo: questi giovani si sentono già anziani, ed hanno bisogno di supporti artificiali dall’esterno che li sorreggano”. Conclude Luca Poma, giornalista e portavoce di “Giù le Mani dai Bambini”, il più rappresentativo comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica, che punta il dito contro le istituzioni di controllo sanitario: “Da tempo monitoriamo con crescente preoccupazione la situazione dell’uso ed abuso di psicofarmaci in Italia, ma per Istituto Superiore di Sanità ed Agenzia Italiana del Farmaco era tutto sotto controllo, l’utilizzo di questi prodotti era nella norma, le nostre erano preoccupazioni infondate. Sbagliavano, ben sapendo di ridimensionare un fenomeno che invece era in espansione”.

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25/03/09 la Tua voce si è fatta sentire! Successo della petizione in Parlamento
Cari amici, ad oggi, oltre 11700 cittadini hanno deciso di sottoscrivere la petizione lanciata un mese fa da 'Giù le Mani dai Bambini', per sostenere l'approvazione dei progetti di legge in discussione in Parlamento, finalizzati a regolamentare in modo più prudente la somministrazione di psicofarmaci ai bambini. A seguito di quest'eccezionale mobilitazione popolare, la petizione è stata annunciata in Parlamento in seduta plenaria, ed assegnata in esame alla Commissione Affari Sociali: cliccando su http://www.giulemanidaibambini.org/lettere/lettera115.pdf potrete leggere la lettera dell'Ufficio Legislativo della Camera dei Deputati, che conferma il grande successo di quest'importante operazione di "cittadinanza attiva"! Se per caso ancora non avete provveduto alla sottoscrizione, rincarate la dose inviando adesso la vostra petizione in Parlamento, dal link http://www.giulemanidaibambini.org/petizione.html, e non dimenticate di diffondere questo annuncio alla Vostra rubrica di contatti! Grazie - come sempre - per il vostro sostegno!

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13/03/09 Antidepressivi a bambini di UN ANNO, la denuncia
Cari amici e sostenitori, purtroppo vi devo comunicare una brutta notizia: anche in Italia, si iniziano a registrare casi di tentatvi di suicidio in bambini in "cura" per l'ADHD. E' estremamente importante che diate massima diffusione di questo importante comunicato stampa, al fine di informare quante più famiglie possibile, sui rischi di questi farmaci! Contiamo sul vosto sostegno

COMUNICATO STAMPA DEL 13/03/09 DUE BIMBI ITALIANI SU ATOMOXETINA PROGETTANO IL SUICIDIO: L’AIFA TACE
In Italia, due bimbi in terapia per ADHD cui veniva somministrata atomoxetina (Strattera ®) hanno manifestato idee suicidarie. Nonostante l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema psicofarmaci e bambini, l’Agenzia Italiana del Farmaco non ha ritenuto di informare tempestivamente la cittadinanza. Poma (Giù le Mani dai Bambini): “Incomprensibile silenzio, l’agenzia avrebbe dovuto emettere sollecitamente un comunicato, ma nessuno è stato informato di questi gravi fatti, d’interesse soprattutto per le famiglie con figli in cura con queste molecole”. Lo Strattera® nuovamente sul banco degli imputati: in Inghilterra nel periodo di monitoraggio 130 tentativi di suicidio.
ROMA – A pagina sette dell’ultimo numero del “Bollettino di farmacovigilanza AIFA” l’Agenzia Italiana del Farmaco informa circa le idee suicidarie di due bambini, una bimba piemontese di 9 anni, ed un bimbo sardo di 10 anni. Entrambi i minori erano in trattamento nel 2008 con atomoxetina (nome commerciale “Strattera”®, psicofarmaco prodotto dalla multinazionale farmaceutica Eli Lilly), la bimba da sette mesi ed il bimbo da dieci mesi. Il bambino è stato ricoverato in ospedale con diagnosi di “agitazione psicomotoria ed ideazione suicidaria”, e successivamente dimesso dopo una terapia specifica, mentre per quanto riguarda la bambina non vi sono attualmente notizie circa l’esito finale della vicenda. “E’ sconcertante – ha commentato Luca Poma, giornalista e Portavoce nazionale di ‘Giù le Mani dai Bambini’, il più rappresentativo comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica – che l’agenzia del farmaco non abbia emesso un comunicato nell’immediatezza del fatto, al fine di informare la cittadinanza, ma renda noto ciò che accaduto solo mesi e mesi dopo: lo Strattera è – purtroppo – lo psicofarmaco più utilizzato in Italia per sedare i bambini troppo agitati e distratti, nonostante siano noti i gravi profili di rischio di questa molecola. Ritengo che l’AIFA avrebbe dovuto, nel rispetto della privacy delle due famiglie coinvolte, permettere agli altri genitori di maturare scelte equilibrate al riguardo, conoscendo pro e contro di questi trattamenti”. In un documento dell’agenzia di controllo sanitario inglese (British Medicines and Healthcare Regulatory Agency) reso noto su richiesta del giornalista investigativo svedese Janne Larsson, si riportavano già a fine 2005 ben 130 rapporti su tentativi di suicidio da parte di pazienti trattati con Strattera®, oltre a 760 rapporti per problemi cardiaci, 172 rapporti per danni al sistema epatico e circa 20 rapporti per suicidi effettivi. Il colosso farmaceutico Eli Lilly in origine cercò senza successo di far approvare Strattera® dalla Food & Drug Administration USA come antidepressivo, per poi riciclarlo come trattamento per l’Adhd, la Sindrome di Iperattività e Deficit di Attenzione, con significativi profitti finanziari (circa 665 milioni di dollari di giro d'affari annuo). Da allora, si sono succeduti diversi avvisi urgenti della FDA relativi alla potenziale induzione al suicidio dell’atomoxetina, qualora somministrata ad organismi in via di sviluppo, ma la molecola non è mai stata rimossa dal mercato. L’AIFA, nel rapporto sui due bambini italiani che hanno maturato progetti suicidari, dichiara anche che “l’insorgenza di ideazione suicidaria sembra essere significativamente più frequente nei bambini in terapia con atomoxetina”. “E’ incomprensibile il motivo per cui – ha concluso Poma – nonostante le ormai conclamate evidenze di pericolosità di questo psicofarmaco, riconosciute anche dall’AIFA, l’organismo di controllo non intervenga chiedendo all’Agenzia Europea del Farmaco un’immediata revisione dell’autorizzazione al commercio di questa molecola, come già sollecitato anche in più occasioni da esponenti del nostro Parlamento”. Per media relations: 337/415305 – portavoce@giulemanidaibambini.org

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26/02/09 COMUNICATO STAMPA
PSICHIATRA CONDANNATA IN CASSAZIONE PER LESIONI COLPOSE AD UNA BAMBINA: L’ORDINE DEI MEDICI INVECE LA ASSOLVE ALL’UNANIMITA’
La psichiatra Donatella Marazziti era stata condannata per lesioni colpose per aver somministrato - senza la firma del consenso informato da parte dei genitori – uno psicofarmaco antiepilettico per curare l’obesità di una bambina, sfruttando un effetto collaterale della molecola (la riduzione di peso) senza prestare attenzione all’insorgenza di altri effetti avversi del farmaco. L’ordine dei Medici di Pistoia – nonostante la condanna della Cassazione - l’assolve all’unanimità. (Dott. Bagnoni): “L’abbiamo assolta a titolo di provocazione: per noi non ha commesso nulla di eticamente censurabile, questo caso è tutta una montatura”

PISTOIA – “Madre coraggio” - come il settimanale “Gente” aveva ribattezzato Antonella Triolo, la mamma che aveva denunciato la psichiatra Donatella Marazziti per aver leso gravemente la salute della sua bambina la cui obesità era stata trattata con psicofarmaci somministrati fino a 10 volte più della dose massima consentita, senza che la famiglia conoscesse i potenziali effetti collaterali della terapia – considerava chiusa la lunga vicenda giudiziaria, con la condanna del medico in Cassazione. Ma una doccia fredda è arrivata ieri via posta dall’Ordine dei Medici di Pistoia, che – nonostante le condanne in tutti e tre i gradi di giudizio – ha ritenuto “di assolvere all’unanimità la Dottoressa Marazziti Donatella da ogni procedimento disciplinare”, come recita la lettera dell’Ordine a firma del Presidente dott. Egidio Battistoni datata 14/02/09. “è assurdo ed inaccettabile – ha commentato Antonella Triolo - che i Giudici condannino un medico che al di la di ogni ragionevole dubbio ha sbagliato, e l’Ordine dei Medici, in disprezzo della magistratura, la assolva all’unanimità. Questa è la classica arrogante ‘baronia’ italiana, sono sdegnata: si coprono tra di loro garantendosi impunità, proprio l’Ordine che dovrebbe invece vigilare. Quando è diventata pubblica la condanna alla Marazziti, l’Ordine non ha inviato nemmeno una lettera di richiamo a questa dottoressa: allora a che cosa servono? è un oltraggio a mia figlia, alla verità dei fatti ed alle stesse sentenze dei Giudici. Ma non finisce qui”. La sentenza di Cassazione – confermando sul punto i precedenti gradi di giudizio - aveva stabilito la sussistenza delle lesioni colpose, definendo il caso Marazziti “quasi di scuola in termini di negligenza professionale, laddove il medico, pur avvertito degli effetti indesiderati del farmaco somministrato, invece di sottoporre ad attenta verifica la prescrizione provveda con superficialità e disattenzione ad aumentarla ed addirittura a raddoppiarla senza sottoporre a nuova visita la paziente”. La Suprema Corte aveva poi confermato la condanna al risarcimento dei danni, archiviando però il reato penale in quanto ‘prescritto’ nelle more del giudizio. Il Presidente dell’Ordine dei Medici di Pistoia dott. Egidio Bagnoni, raggiunto telefonicamente, ha invece così commentato la vicenda: “Noi abbiamo deciso provocatoriamente di assolvere all’unanimità la dott. sa Marazziti perché questo ‘cosiddetto’ danno che la Magistratura ha sanzionato è più che altro frutto di una montatura. Noi non possiamo e non vogliamo valutare il lavoro dei giudici, perché ci limitiamo a difendere l’autonomia della classe medica ed a fare valutazioni di tipo etico: quel che è certo è che la dottoressa Marazziti è un’esperta, e quella bambina aveva un grave problema di obesità e non rispondeva ad altre terapie. Quindi ben venga il tentativo della dottoressa di cercare di risolvere il problema con un farmaco psicoattivo che la Marazziti stessa aveva già sperimentato ad alti dosaggi nella sua clinica. Non aveva raccolto il consenso informato scritto? Pazienza, fatto sta che la famiglia era ben al corrente di cosa si stava facendo. E se in sentenza si sostiene che la dottoressa aveva detto alla mamma di aumentare la dose nel corso di colloqui telefonici, senza visitare nuovamente la bambina, sarà anche vero, ma fatto sta che è stata la mamma stessa a decidere di cambiare specialista: cosa sarebbe successo se avesse continuato a seguire i consigli della dott. sa Marazziti portandola nuovamente in visita?”. Ha commentato il caso Luca Poma, giornalista e Portavoce nazionale del comitato per la farmacovigilanza pediatrica “Giù le Mani dai Bambini®”: “Un classico caso di presa di posizione corporativa: questo medico è colpevole per la Magistratura, ma per l’Ordine dei Medici è come se non fosse successo nulla. Assolvono a loro dire ‘provocatoriamente’ l’ imputata, ma questa famiglia rovinata, questa bambina malata, invece di ‘provocazioni’ avrebbe forse avuto bisogno anche dall’Ordine del Medici di definitiva giustizia”.

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Il Coordinatore operativo - Luca Yuri Toselli
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IMPORTANTE
04/02/2009 - Caro sostenitore, la discussione sul Progetto di Legge psicofarmaci & bambini sta volgendo al termine, in Commissione Affari Sociali alla Camera dei Deputati. E' di vitale importanza sostenere quei Parlamentari che si stanno dimostrando sensibili a questo tema: una volta approvata una legge, è difficilissimo cambiarla, e questa è la ragione per cui dobbiamo fare pressione per ottenere norme equilibrate e basate sulla prudenza nell'uso di molecole psicoattive sui minori. FIRMA ORA QUESTA PETIZIONE: http://www.giulemanidaibambini.org/petizione.html Non ti costa nulla, impiegherai meno di 30 secondi del tuo tempo, e per favore: GIRA QUESTA EMAIL alla Tua rubrica del computer, internet, o pubblicala sul tuo blog... è un mezzo potente, sfruttiamo il passaparola, sommergiamo le istituzioni di petizioni, e facciamo sentire la nostra voce! Grazie per il Tuo aiuto!
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02/02/2009 - Cari amici e sostenitori, Grazie alle numerose interrogazioni parlamentari sollecitate negli ultimi 2 anni alla Camera dei Deputati ed al Senato da ‘Giù le Mani dai Bambini’, il Ministero Pubblica Istruzione prende posizione sull’Adhd, contro la somministrazione di test nelle scuole finalizzati all’etichettatura dei bambini ed alle diagnosi facili e disinvolte di iperattività, e pronunciandosi anche criticamente sui corsi organizzati negli istituti scolastici per propagandare l’Adhd e l’uso di psicofarmaci per bambini agitati e distratti. Un’importante vittoria conseguita anche e soprattutto grazie al sostegno attivo di tutto Voi! Leggete anche voi la circolare del Ministero, all'indirizzo: http://www.giulemanidaibambini.org/lettere/lettera112.pdf



29/01/09 BAMBINI: PSICOFARMACI POTENZIALMENTE MORTALI, DISCUSSIONE STAMATTINA ALLA CAMERA
Stamattina alla Camera dei Deputati, botta e risposta tra il Sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio e l’Onorevole Mariella Bocciardo, sull’Atomoxetina, lo psicofarmaco per bambini che l’FDA ha dichiarato pericoloso perchè può causare collasso epatico. Fazio: “sufficiente il monitoraggio attualmente previsto”. Bocciardo: “non basta, intervenga l’Agenzia Europea del Farmaco”. Poma (Giù le Mani dai Bambini): “questo psicofarmaco è pericoloso e va rimosso dal commercio senza ritardo”

ROMA – risposta a tempo record del Sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio all’interrogazione urgente di ieri degli On. Lucio Barani, Mariella Bocciardo – relatrice nazionale del Progetto di Legge sugli psicofarmaci ai bambini – ed altri, sulla pericolosità dell’Atomoxetina (nome commerciale Strattera), lo psicofarmaco somministrato in Italia ai bambini agitati e distratti, che secondo un warning della Food and Drug Administration USA pubblicato pochi giorni fa può causare danni al fegato anche fatali. L’interrogazione chiedeva al Ministro della Salute di verificare per quale motivo l’Agenzia Italiana del Farmaco non avesse ancora provveduto all’ emanazione di una “Doctors Letter” analoga a quella emessa dall’FDA, se non ritenesse opportuno l’inserimento di avvisi in grassetto su confezioni e foglii illustrativi, e più in generale, se non fossero opportune misure ancora più restrittive alla somministrazione di questo psicofarmaco. Il Sottosegretario alla Salute Fazio ha replicato in Commissione Sanità Camera dei Deputati che “è in vigore da oltre un anno il piano di restrizioni e precauzioni sull’impiego di questo farmaco, attraverso l’ apposito Registro nazionale, su cui vengono iscritti tutti i bambini in terapia con queste molecole”. E ha ricordato inoltre che “le modalità di procedura di ammissione al commercio dei farmaci sono stabilite dalla normativa europea, senza discrezionalità alcuna per le Agenzie regolatorie Nazionali”. Luca Poma (giornalista e Portavoce nazionale del Comitato di farmacovigilanza Giù le Mani dai Bambini) ha così commentato la parole del Sottosegretario: “in poche parole il Ministero appare sereno: non vi è alcun problema a somministrare a un bambino di sei anni uno psicofarmaco potenzialmente mortale, come se il semplice monitoraggio attualmente previsto dal Registro avesse un qualche misterioso influsso nel prevenire o scongiurare gli effetti collaterali di questa molecola. Siamo allibiti da questa risposta: questo psicofarmaco è pericoloso e va rimosso dal commercio senza ritardo. Inoltre è falso sostenere che le agenzie nazionali non hanno competenza: sono emerse nuove evidenze scientifiche, e l’Agenzia Italiana del Farmaco può presentare un’istanza all’Agenzia Europea affinchè ovunque nel continente l’uso di questo psicofarmaco sui bambini venga interdetto immediatamente”. L’On. Bocciardo in chiusura di seduta alla Camera ha rilanciato chiedendo un intervento dell’Agenzia Europea del Farmaco. La parlamentare infatti si dichiara “allarmata dalle notizie circa la pericoosità del farmaco”, ed ha ottenuto che “tale questione venga approfondita in sede europea, nel corso del prossimo incontro utile”.

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26/01/09 Bambini morti per psicofarmaco in uso anche in Italia, warning dell'FDA
Cari amici e sostenitori,in allegato il comunicato sui gravi danni epatici - anche mortali - che hanno interessato bambini americani. Dal momento che questo psicofarmaco è in vendita anche in Italia e viene correntemente somministrato ai bambini iperattivi, agitati e distratti, vi preghiamo gentilmente di voler fare tutto quanto possibile per evidenziare la notizia e farla circolare.


COMUNICATO STAMPA DEL 26/01/09
STRATTERA®: GRAVI DANNI AL FEGATO IN USA, L’FDA LANCIA L’ALLARME.
La Food and Drug Administration ha emesso un “warning” per danni epatici potenzialmente mortali a carico dello Strattera®, lo psicofarmaco che viene somministrato anche in Italia per gestire i bambini iperattivi, agitati e distratti, ma l’Agenzia Italiana del Farmaco non ha ancora preso alcuna iniziativa. (Poma, Giù le Mani dai Bambini) “Non siamo affatto stupiti, abbiamo evidenziato all’AIFA ed all’ISS la pericolosità dello Strattera molto tempo fa, ma hanno deciso di autorizzarlo comunque alla commercializzazione. Si assumeranno tutte le responsabilità in caso di decesso di bambini italiani”. (Prof. Fava Vizziello, Neuropsichiatra Infantile UniPadova): “Oltre ai problemi al fegato, vedo bambini completamente appiattiti dallo psicofarmaco, totalmente disinteressati all'ambiente e con lo sguardo vuoto: mai come oggi è necessaria questa campagna informativa che spiega i rischi dell’uso di queste molecole sui bambini”

(Rockville, USA) - La Food and Drug Administration, dopo l’ennesimo report per gravi danni epatici – anche mortali - riportati da picoli pazienti trattati con lo psicofarmaco atomoxetina (nome commerciale Strattera®), ha emesso una comunicazione urgente indirizzata a tutti i medici autorizzati all’esercizio della professione negli Stati Uniti, sollecitandoli ad informare immediatamente le famiglie dei loro pazienti circa i rischi associati all’uso del medicinale , con preghiera – avvisa l’FDA – “di contattare il proprio medico al primo sintomo di fatica, perdita di appetito, nausea, vomito, prurito, urine scure, ittero della pelle, gonfiori dell’area epatica o inspiegabili sintomi influenzali”. Lo Strattera® fu approvato il 26/11/2002 come psicofarmaco per trattare i bambini iperattivi, distratti ed agitati. Dal 2002 al 2007, circa 3,3 milioni di pazienti hanno ricevuto prescrizioni di atomoxetina nei soli Stati Uniti, e di essi circa 2,1 milioni (64%) erano minorenni. L’FDA nella sua comunicazione scrive che “mentre nella fase di pre-commercializzazione non erano stati evidenziati segnali circa possibili danni gravi al fegato, i report successivi alla commercializzazione hanno identificato nell’atomoxetina un elemento causante malattie epatiche, anche gravi ed a volte mortali”. A seguito di tali reports, nel 2004 è stata resa obbligatoria l’aggiunta di un avviso in grassetto sui foglietti illustrativi di questo psicofarmaco, indicante i potenziali rischi di gravi danni al fegato. Nonostante queste misure precauzionali, l’FDA dichiara di aver ricevuto “sei ulteriori report di gravi danni epatici in pazienti trattati con atomoxetina”. A seguito di ciò, i foglietti sono stati ulteriormente rivisti in senso ancor più restrittivo nel 2007, ma le segnalazioni non cessano di pervenire. “Gli operatori della salute e i pazienti – sostiene l’FDA - devono quindi essere messi in guardia dai gravi rischi epatici associati all’uso di atomoxetina e riferire immediatamente eventuali casi al programma federale di controllo MedWatch”. Il fegato è il principale organo che metabolizza i farmaci, ed a volte questi possono causare danni alle cellule epatiche: da aumenti di attività enzimatica nel sangue, ad un vero e proprio collasso dell’organo con conseguente necessità di trapianto. “Questo tipo di danni possono portare anche al decesso – dichiara l’FDA - e questa è una delle ragioni principali per cui un farmaco viene rimosso dal mercato”. “Non siamo purtroppo stupiti per ciò che sta accadendo il USA – ha dichiarato Luca Poma, giornalista e portavoce di Giù le Mani dai Bambini, il più attivo Comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica – perchè il nostro primo avviso in Italia sulla pericolosità dello psicofarmaco Strattera® è del dicembre 2005, e l’abbiamo ripetuto nel febbraio 2007, ma l’Istituto Superiore di Sanità li ha pressochè ignorati e l’Agenzia Italiana del Farmaco ha deciso di autorizzare comunque al commercio questa molecola, che è pericolosa per i nostri bambini. Questi enti si assumeranno la piena responsabilità per tali decisioni, nella denegata ipotesi in cui qualche piccolo paziente avrà problemi gravi con questo psicofarmaco: non potranno dire che non sapevano”. Il Prof. Graziella Fava Vizziello, Primario, Neuropsichiatra Infantile e Professore Ordinario di Psicologia all’Università di Padova, ha dichiarato al riguardo: “In questo ultimo periodo continuiamo a ricevere bambini in trattamento farmacologico, etichettati ‘Adhd’ in qualche centro specializzato. Con questi ‘miracolosi’ psicofarmaci in commercio, i genitori preferiscono far classificare il figlio come ADHD piuttosto che affrontare situazioni complesse e mettersi davvero in gioco per risolverle. Spesso i genitori si rendono conto che i bambini stanno soffrendo anche gravemente a causa del trattamento farmacologico, e li portano da noi con il sospetto che qualcosa non stia funzionando, ma non decidono di far sospendere il farmaco per paura di perdere il controllo della situazione ed essere loro stessi reponsabili di conseguenze imprevedibili. Oltre agli effetti dello Strattera sul fegato, ho visto bambini completamente appiattiti, totalmente disinteressati all'ambiente, con lo sguardo vuoto ed ‘immobilizzati’ dal farmaco, più che calmati. Mai come oggi è necessaria questa campagna informativa, che illustra i rischi dell’uso di questi psicofarmaci sui bambini”.

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Il “warning” della Food and Drug Administration è attualmente consultabile in lingua inglese alla URL
http://www.fda.gov/cder/dsn/2009_v2_no1/postmarketing.htm#atomoxetine

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08/12/08 Antidepressivi a bambini di UN ANNO, la denuncia
Egregi amici e sostenitori, in allegato il comunicato con le dichiarazioni sulla polemica sollevata dai giornalisti del "The Australian", sui dati mai resi pubblici dal Ministero della Salute che provano la somministrazione di potenti antidepressivi a bambini anche di meno di 1 anno di età. In considerazione della gravità della notizia, un grazie a chi di Voi si attiverà per ritrasmettere il messaggio ad amici, conoscenti, e colleghi, sensibilizzandoli sull'accaduto.


COMUNICATO STAMPA DEL 08/12/08
Antidepressivi a bambini di meno di un anno
In Australia cresce l’allarme: più di quattromila “depressi” hanno meno di 10 anni, ed oltre cinquecento hanno meno di 5 anni. “Prescizioni inquietanti”, dichiara il portavoce del Royal Australian College of Physicians. Poma (Giù le Mani dai Bambini): “Questi psicofarmaci non sono autorizzati per l’età pediatrica, a questi medici dovrebbe essere interdetta la professione Il problema è che gli USA, il Canada e l’Australia dettano la linea internazionale in materia”. Prof. Costa (Policlinico Umberto I°): “Stanno avvelenando i bambini, modificandogli in modo irreversibile il sistema nervoso, questi colleghi sono incoscienti e pericolosi

Camberra – “Antidepressivi ad almeno 4.000 bambini australiani sotto i dieci anni”, denuncia il portale della responsabilità sociale “RSI”. In Australia, nell'ultimo anno, sono stati prescritti antidepressivi a migliaia di bimbi al di sotto dei dieci anni, tra cui 553 sotto i cinque anni, e 48 con meno di un anno d'età. La notizia è stata pubblicata dal quotidiano “The Australian”, sulla base di statistiche del Dipartimento della Salute mai rese note prima di oggi. I numeri sono in realtà maggiori, perché i dati riguardano solo le prescrizioni a soggetti che godono di forme di rimborso da parte del servizio sanitario nazionale. Ma quali possono essere le circostanze che inducono a prescrivere questi farmaci a bambini così piccoli? "Nessuna che mi venga in mente", risponde il portavoce del Royal Australian College of Physicians, che vorrebbe sapere chi e perché fa queste prescrizioni, che giudica “inquietanti e inspiegabili”. Un medico esperto di stati depressivi, Gordon Parker, afferma che “questi numeri sono al di là della mia comprensione, è necessario che il Governo imponga ai medici l’obbligo di fornire una giustificazione scritta quando prescrivono questi psicofarmaci a dei bambini, perché i piccoli pazienti vengono esposti a gravi rischi come la tendenza al suicidio, mentre l'efficacia di queste molecole non è dimostrata”. L'Adverse Drug Reactions Advisory Committee mette in guardia i medici dal prescrivere gli antidepressivi inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), nessuno dei quali è autorizzato per la cura della depressione in pazienti al di sotto dei 18 anni. Queste informazioni sono riportate anche nei foglietti delle avvertenze dei singoli medicinali, ma la prescrizione avviene comunque, perché i medici in realtà possono prescrivere i farmaci anche per indicazioni terapeutiche e fasce d'età diverse da quelle contenute nell'autorizzazione alla messa in commercio. L'antidepressivo più prescritto nell'ultimo anno ai minori australiani è il Prozac, prodotto da Eli Lilly, con 7.833 ricette, 863 delle quali riguardanti bambini al di sotto dei dieci anni. Molto gettonato anche l'Effexor XR, prodotto da Wyeth, che registra 3.347 prescrizioni a ragazzi e bambini, otto dei quali avevano meno di un anno, diciannove avevano tra i due e i tre anni, e quindici avevano cinque anni. Commenta il Prof. Emilia Costa (Primario di Psicofarmacologia al Policlinico Umberto I° di Roma): “La prima cosa che mi viene in mente per commentare questa notizia è che pratiche di questo genere sono inaudite: stanno avvelenando bambini così piccoli, perché qualunque clinico si sa benissimo che nei primi anni di vita l’apporto di sostanze psicoattive modifica l’assetto del sistema nervoso centrale, in modo anche irreversibile. Questi medici sono incoscienti e pericolosi” Interviene sulla situazione australiana anche Luca Poma, giornalista e portavoce nazionale di “Giù le Mani dai Bambini”, il più rappresentativo comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica (www.giulemanidaibambini.org): “Il problema è che Stati Uniti, Canada ed Australia dettano la linea internazionale in materia. Spero che il Governo australiano prenda provvedimenti seri: questi psicofarmaci non sono autorizzati per l’età pediatrica, ma qualcuno li prescrive comunque ignorando ogni cautela. A questi medici dovrebbe essere interdetta la professione”.

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